INDUSTRIA 4.0: OCCORRONO NUOVE COMPETENZE

Industria 4.0 è una rivoluzione, un processo che richiede nuovi “eroi” per essere assorbito, a livello strutturale, all’interno delle aziende. Per farlo occorrono nuove competenze, nuovi paradigmi di crescita professionale, sia nella formazione del personale, sia nella scelta dei consulenti esterni. Lo hanno capito il 57% delle aziende italiane secondo quanto presentato dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano con la collaborazione di Assolombarda.

Dalla survey si evince che 3 aziende su 10 ritengono adeguate le proprie competenze sui temi Industria 4.0 e altrettante stanno lavorando per migliorarle. Per il mondo della formazione è quindi una grande occasione che non deve andare sprecata anche se non mancano le difficoltà.

Industria 4.0: chi valuta chi?

Valutare le competenze è uno degli aspetti cruciali se, non addirittura, il più importante per intraprendere il cambiamento. La “scelta” del percorso e della creazione della squadra che dovrà operare la trasformazione è spesso a carico di un’unica figura. Nel migliore dei casi a operare è invece un piccolo nucleo competente e che ha il ruolo di introdurre e diffondere per fasi successive, le innovazioni ai vari settori dell’azienda. Può quindi diventare  fondamentale il ruolo dei consulenti esterni che possono, in questo caso, selezionare e formare figure specifiche atte a innescare nelle aziende il cambiamento desiderato.

A rendere più difficile il compito degli innovatori la presenza di strategie ancora piuttosto confuse e la mancanza di una profilazione ben definita per le competenze 4.0. Secondo quando definito dalla survey degli Osservatori, tra quelle considerate prioritarie vi sono “le competenze relative ai processi di Smart Factory e della Smart Supply Chain”.

gli attori del cambiamento

CHI CERCA TROVA. IL RUOLO DEGLI STAKEHOLDER

Se la valutazione delle competenze viene vista come un’attività interna nel 61% dei casi e quella della formazione nel 75%, che ruolo possono avere i collaboratori esterni? Centri di innovazione, università e ITS sono diventati importanti punti di riferimento per le aziende che li utilizzano, per la ricerca di personale già formato, nel 50% dei casi. A questi attori si rivolgono principalmente le aziende che hanno già avviato il processo di rivoluzione. Nella fase di sviluppo i due terzi delle aziende preferisce coinvolgere la sola funzione R&D interna.

L’indagine evidenzia altresì come il ruolo delle HR sia assolutamente marginale in questa rivoluzione tecnologica. Solo nel 7% dei casi la Funzione HR è stata coinvolta in maniera attiva e nel 26% non ha in alcun modo partecipato al progetto. In modo altrettanto significativo solo l’8% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver coinvolto i lavoratori fin dalle fasi iniziali della propria ri-progettazione industriale.

Il segnale è quindi abbastanza chiaro: la nuova rivoluzione industriale è un movimento che coinvolge al momento solo poche figure specializzate, a cui spettano onore ma soprattutto onere, di innescare il cambiamento. E questo è un limite.

A detta degli esperti occorre quindi un cambio radicale di paradigma: la rivoluzione deve coinvolgere ogni livello dell’azienda e quanto più uniforme sarà questo coinvolgimento tanto più velocemente arriveranno benefici economici e di sviluppo.

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